ELISA NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Elisa Marangon Contemporary Quartet

Elisa Marangon, voce
Mauro Negri clarinetto e sax
Roberto Olzer, pianoforte e rhodes
Yuri Goloubev, contrabbasso

Questo disco rappresenta per me una specie di fotografia di ciò che ho vissuto musicalmente (e non solo) in questi anni. Ho avuto modo di ascoltare e studiare molta della musica scritta da Kenny Wheeler, di appassionarmi ad una corrente di jazz più europea, e quindi più vicina al mio Paese, alla mia cultura. Col tempo ho sentito la necessità di raccogliere tutto ciò che potesse anche solo avvicinarsi a quel modo di fare musica, a quel sound, a quel bisogno di ricerca estetica ed etica. Ma ho scelto di farlo valorizzando la mia cultura, attraverso la mia lingua, l’italiano.

Elisa nel Paese delle Meraviglieè il titolo del disco, perchè quando penso al mio progetto mi viene in mente Alice, il suo mondo storto, i suoi personaggi strani, e mi sento attratta dalla libertà che Lewis Carroll descrive nel suo racconto. E il mio disco si avvicina a tutto questo, ad una libertà fortemente interiore che per certi versi si è espressa, soprattutto nell’approccio alla musica.

Questa libertà mi ha permesso di uscire da schemi mentali, fisici, didattici, e di concepire e scrivere brani ogni volta in maniera diversa, stimolando in me la necessità di lavorare anche su alcuni testi. La scelta di valorizzare l’italiano mi è venuta mentre stavo traducendo un brano dall’inglese, per la precisione la meravigliosa “No words” del chitarrista svedese Ewan Svensson: la musicalità della nostra lingua mi ha sorpresa, spingendomi in questa direzione.

Una condizione resa possibile grazie agli abili narratori Mauro Negri, Roberto Olzer e Yuri Goloubev, che con strumenti maturi e sagge competenze, mi hanno accompagnato in questo intento.

  1. PRINCIPESSE DIMENTICATE
    Per Philippe Lechermeier, Rebecca Dautremer e le Loro Principesse –
    (E. Marangon)
  2. IL NONNO CHE ASCIUGAVA I CAPELLI (music: Yuri Goloubev – Lyrics: E. Marangon)
  3. MOMENTANEAMENTE ASSENTE (music&lyrics: E. Marangon)
  4. DANZA DI UNA FOGLIA D’AUTUNNO (music: Elisa Marangon – Lyrics: Marina Tiezzi)
  5. GRACE (Roberto Olzer)
  6. FIDES (music: E. Marangon – Lyrics: Marta Del Grandi)
  7. SILENZI (originally “No words”) (music: Ewan Svensson – Lyrics: Originally English Lyrics: Dave Castle; Italian Version: E. Marangon)
  8. FILOSOFO (E. Marangon)
  9. DEVOTION (music: R. Olzer – Lyrics: Robert Frost’s Poem)

GRAZIE A TUTTI I NOSTRI SPONSOR

GRAZIE A: Papà Daniele, mamma Donatella, nonna Ebe, Andreas Reinhart e Mary O’Beirne, Madiana Zigliani, Antonella Trevisan, Nicola Stranieri, Carmelo Di Stefano, Elena Fornetti e Giancarlo Olzer, Federica Napoletani, Gianmario Borgonovo, MariaEugenia Durand, Ornella Castelli e Beppe Mosca, Flavio Maglio, Igor Ebuli Poletti, Daniela Carbonero, Sergio De Simone, Ester Snider, Gabriella Rolfo e Stefano Zaccagni, Monica Bianchi e Andrea, Marino, Ombre e Andre, Mauro Tagliaferri e Maddalena Corti, Valeria Tantardini e Bruno Foti, Alfredo Gini e Aldo Mattavelli, Mariella Pavesi e Paolo Ramozzi, Marina Zanetta e G.P. Tracanzan, Tiziana Vittoni e Claudio Pairazzi, Carmelo Guglielmi, Paola Bellotti, Paolo Godio, Paolo Gondoni, Raffaella Testori, Ulrike Keil, Silvia Bombelli, Tina Panetta




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MA L’AMORE NO…

Elisa Marangon Italian Swing Quartet

Elisa Marangon, voce
Martino Vercesi, chitarra
Marcello Testa, contrabbasso
Nicola Stranieri, batteria

Il jazz nasce in America, ma la storia racconta di un momento in cui l’intuizione di Alberto Rabagliati, come di Natalino Otto e di tanti altri, fece conoscere questa musica d’oltreoceano anche al nostro Paese. Fortemente ispirati da ciò che risvegliava gli animi dei giovani americani di allora, proposero un repertorio nuovo, che arricchì ben presto quello Americano con nuove canzoni italiane, scritte, suonate ed interpretate dagli importanti musicisti dell’epoca, jazzisti compresi.
Tutt’oggi queste melodie continuano a far sognare, risvegliando, da una parte, emozioni e sentimenti di coloro che li han visti nascere e stimolando, dall’altra, giovani spettatori e musicisti di oggi. Ed è con passione e divertimento che il “Quartetto di swing italiano” riprende questi meravigliosi temi, senza dimenticare lo spirito giocoso e la piacevole eleganza che da sempre li caratterizza.

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AVORIO

Elisa Marangon e Roberto Olzer

Elisa Marangon, voce
Roberto Olzer, pianoforte

Alcune volte i dischi nascono da intenti programmatici ben definiti; altre volte, invece, è il semplice piacere di far musica insieme che da vita, lentamente, ad un repertorio, distillato di passioni musicali comuni, che accostano stili ed epoche fra loro anche distanti. Così è stato per questa registrazione, che ha a tema semplicemente il gusto per la libertà e l’intimità della voce e del pianoforte. Una dimensione quasi cameristica, che ama la distensione lirica di certo jazz contemporaneo (Kenny Wheeler in particolare), come pure la rilettura, appassionata o divertita, dei brani della tradizione. Un’esigenza di purezza espressiva, libera da sovrastrutture concettuali, e da vivere, com’è nella natura della musica, nell’istante.

  1. Endless Stars (F. Hersh/N. Winstone)
  2. Beautiful Love (V. Young, W. King & E. Van Alstyne/H. Gillespie))
  3. Cor de Rosa (M. Laginha/F. Pessoa)
  4. It Could Happen to You (J. V. Heusen/J. Burke)
  5. My One and Only Love (G. Wood/R. Mellin)
  6. The Edge (R. Olzer)
  7. Everybody’s Song but not my own (K. Wheeler/N. Winstone)
  8. Winter Sweet (K. Wheeler)(K. Wheeler/N. Winstone)BONUS TRACK
  9. Amore Baciami (C. A. Rossi/G. C. Testoni)



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SKYLARK

Elisa Marangon Trio Jazz and Pop

Elisa Marangon, voce
Roberto Olzer, pianoforte
Nicola Stranieri, batteria

La storia della nascita di questo gruppo, che vede l’assenza del basso, è molto semplice, ma speciale. Tutto nacque per caso, nel momento in cui mi venne espressamente richiesta la formazione trio voce, pianoforte, batteria. Seppur prima di allora avessimo condiviso insieme già diversi momenti musicali in trio senza il contrabbasso, fu una piacevole scoperta; da subito ci accorgemmo che tutto già funzionava e non era necessario altro. La bellezza di questa formazione è proprio questo “vuoto”, in realtà apparente, dovuto alla mancanza del basso, poiché spinge invece i musicisti ad esplorare maggiormente il proprio strumento, offrendo così più occasioni di libertà espressiva, interplay e ricerca estetica. L’amore comune per il repertorio proposto non fa che agevolare questa intesa; “jazz”, per questa formazione, non significa per forza presentare solo brani della tradizione jazzistica americana, ma sfruttare anche la bellezza di certe melodie, appartenenti a culture musicali simili o differenti, per poterle rimodellare a piacimento, in tempo reale.

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